Cloud nella Pubblica Amministrazione: tra responsabilità e opportunità

La rivoluzione che interessa la società contemporanea è guidata da esigenze di digitalizzazione che trovano nel Cloud per la pubblica amministrazione una sintesi tra sfera privata e pubblica.
L’adozione del cloud computing, infatti, offre nuove opportunità e sfide e può contribuire a una maggiore efficienza e a una migliore qualità dei servizi. Le aziende pubbliche e private si stanno adattando e sfruttando le nuove prospettive che questa tecnologia presenta loro.
Tuttavia il passaggio al cloud non è privo di complessità e richiede una comprensione approfondita delle normative e delle implicazioni pratiche.
In questo articolo esploreremo i nuovi regolamenti che influenzano l’uso del cloud nella PA, l’impatto sui cittadini, le differenze tra soluzioni on-premise e cloud, l’importanza dei cloud qualificati e infine il mio punto di vista.
Cosa si intende per Cloud PA?
Il Cloud per la Pubblica Amministrazione, spesso abbreviato in Cloud PA, è un modello che consente alle amministrazioni pubbliche di utilizzare servizi di cloud computing per migliorare l’efficienza e la sicurezza dei loro processi digitali.
In termini pratici, con il passaggio al cloud è possibile dematerializzare gli archivi e rendere le risorse informatiche sempre disponibili tramite internet.
Questo non significa necessariamente concentrare tutte le informazioni pubbliche in un unico sistema.
Il modello indicato dal Piano Triennale per l’informatica nella PA è orientato a un’architettura nella quale infrastrutture, piattaforme e servizi devono essere scelti in funzione delle caratteristiche e dei requisiti dei diversi progetti.
Significa in sostanza trasferire parte delle risorse IT tradizionali, come i server o i database, in un’infrastruttura cloud. Questo offre vantaggi concreti, tra cui la possibilità di accedere a servizi più agili e scalabili, ridurre i costi operativi e aumentare la sicurezza dei dati.
Inoltre, il cloud PA facilita la collaborazione tra enti pubblici e l’adozione di soluzioni innovative, rendendo più semplice la gestione delle informazioni e dei servizi destinati ai cittadini.
Nuovi regolamenti – Facciamo un po’ di chiarezza
Dunque, abbiamo assodato che l’adozione del cloud computing negli uffici statali è un nuovo modo di accedere a risorse computazionali in maniera più efficiente e ottimizzata.
Il legislatore europeo e quello nazionale stanno mettendo nelle giuste condizioni la pubblica amministrazione di adottare sempre di più e più velocemente queste tecnologie, introducendo nuove norme e regolamenti.
Un principio importante è quello del cloud-first, richiamato anche dal Piano Triennale per l’informatica nella PA, che orienta le amministrazioni a valutare il cloud all’interno delle proprie scelte infrastrutturali e progettuali. Il Piano Triennale 2024-2026, nella versione aggiornata per il 2026, resta il principale riferimento di pianificazione della trasformazione digitale della PA.
Comprendere lo sviluppo della normativa che disciplina questo ambito permette un’adozione corretta del cloud nella Pubblica Amministrazione.
Le normative italiana ed europea si sono evolute anche per garantire una maggiore attenzione alla sicurezza dei dati e alla protezione della privacy. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) stabilisce principi e obblighi relativi al trattamento e alla protezione dei dati personali.
In Italia, il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e le linee guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) offrono ulteriori direttive specifiche per l’uso delle tecnologie cloud. In questo contesto, l’Agenzia svolge un ruolo di guida: serve a definire le regole tecniche, a vigilare sulla sicurezza e a supportare gli enti nel percorso di transizione digitale.
In particolare, il CAD richiede:
- che le PA adottino soluzioni tecnologiche che garantiscano la sicurezza dei dati e la conformità alle normative vigenti;
- che le pubbliche amministrazioni siano certe che i loro fornitori di servizi cloud rispettino standard di sicurezza adeguati e che i contratti stipulati includano clausole che tutelino la riservatezza e l’integrità dei dati.
Quando si parla specificamente di sicurezza, classificazione e qualificazione delle infrastrutture e dei servizi cloud destinati alla PA, però, oggi è necessario considerare soprattutto il ruolo dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Ruolo e competenze dell’ACN
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) è l’Autorità nazionale per la cybersicurezza, istituita con il decreto-legge n. 82 del 2021, con il compito di tutelare gli interessi nazionali nel cyberspazio. Nell’ambito del Cloud della PA svolge un ruolo particolarmente importante.
Dal 19 gennaio 2023, infatti, il processo di qualificazione dei soggetti pubblici e privati che offrono servizi cloud alla Pubblica Amministrazione è passato da AgID ad ACN. Dal 1° agosto 2024 è inoltre operativo il regime ordinario disciplinato dal Regolamento unico per le infrastrutture digitali e i servizi cloud per la PA.
Il Regolamento definisce requisiti e modalità relativi, tra gli altri aspetti, a sicurezza, qualità, affidabilità, performance, scalabilità, interoperabilità e portabilità dei servizi cloud. ACN gestisce il processo di qualificazione e rende disponibili nel proprio Catalogo delle Infrastrutture digitali e dei Servizi cloud le soluzioni qualificate o adeguate che possono essere valutate dalle amministrazioni.
Un altro elemento fondamentale riguarda la classificazione dei dati e dei servizi. La scelta della destinazione cloud non dovrebbe infatti essere effettuata esclusivamente sulla base delle caratteristiche tecniche o economiche del provider: deve essere coerente con la classificazione dei dati e dei servizi trattati e con il livello di qualificazione richiesto. La classificazione costituisce uno dei pilastri della Strategia Cloud Italia insieme alla qualificazione dei servizi cloud e al Polo Strategico Nazionale.
In altre parole, AgID e ACN hanno ruoli diversi ma complementari: AgID continua a presidiare una parte importante della trasformazione digitale della PA e del quadro attuativo del CAD, mentre ACN ha assunto le competenze specifiche relative alla qualificazione delle infrastrutture e dei servizi cloud per la Pubblica Amministrazione.
L’impatto sui cittadini: un modo nuovo di comunicare con la pubblica amministrazione
L’adozione del cloud porta con sé un cambiamento profondo nella comunicazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione.
Tradizionalmente, le interazioni con la PA avvenivano attraverso canali fisici come uffici e sportelli. Con il cloud e, più in generale, con la digitalizzazione dei servizi pubblici, molte di queste interazioni possono ora essere gestite online, offrendo ai cittadini un accesso più rapido e comodo ai servizi pubblici.
I portali e le piattaforme basate su cloud consentono ai cittadini di accedere a servizi quali:
- gestione delle pratiche amministrative;
- consultazione di documenti;
- partecipazione a procedure;
- presentazione di richieste e istanze.
senza doversi recare fisicamente negli uffici pubblici. Questo semplifica il processo per gli utenti e riduce i tempi di attesa, migliorando l’efficienza complessiva dei servizi pubblici.
Tutto questo si traduce anche nella comodità di avere i servizi a portata di mano. L’archiviazione remota accessibile da cellulare serve proprio a questo: permette agli utenti di ricevere notifiche e interagire con gli enti direttamente dal proprio smartphone, tramite applicazioni dedicate. A questo si aggiunge la praticità dei sistemi di pagamento telematici basati su queste infrastrutture, che consentono di saldare tributi e sanzioni in modo istantaneo e tracciabile.
Inoltre, la digitalizzazione attraverso il cloud offre l’opportunità di personalizzare i servizi e di fornire assistenza in modo più mirato.
Le piattaforme cloud possono integrare strumenti di analisi dei dati per identificare le esigenze specifiche dei cittadini e offrire risposte più rapide e precise per il legislatore.
Tra On-premise e Cloud
Concentriamoci adesso sugli aspetti tecnici, su cosa cambia in termini di tecnologia con l’adozione del cloud e, soffermandoci sulle differenze tra soluzioni on-premise e cloud, cerchiamo di capire perché le soluzioni cloud sono considerate migliori e più sicure.
Le soluzioni on-premise, che comportano l’installazione e la gestione di hardware e software all’interno delle strutture dell’ente pubblico, offrono un controllo diretto sui dati e sui sistemi.
Questo è stato il modello adottato dalle organizzazioni pubbliche e private per molti anni.
Tuttavia, questa soluzione può richiedere importanti investimenti iniziali e costi operativi per la manutenzione e l’aggiornamento delle infrastrutture.
Nel tempo, soprattutto quando le infrastrutture non vengono aggiornate o dimensionate correttamente, la manutenzione dell’hardware e del software può diventare più complessa e onerosa.
Da qui nasce anche il percorso verso infrastrutture e CSP (Cloud Service Provider) qualificati che potessero sostituire le piccole infrastrutture e che fossero in grado di mettere a disposizione risorse e servizi cloud che rispondano ai requisiti previsti per la Pubblica Amministrazione.
Per i dati e i servizi più delicati è stato inoltre realizzato il Polo Strategico Nazionale (PSN), un’infrastruttura ad alta affidabilità destinata in particolare a ospitare dati e servizi critici e strategici delle amministrazioni, secondo quanto previsto dalla Strategia Cloud Italia.
Il cloud, invece, prevede l’utilizzo di risorse informatiche erogate attraverso infrastrutture cloud. L’accesso a capacità di calcolo, archiviazione, piattaforme e software può quindi avvenire senza che l’amministrazione debba necessariamente possedere e mantenere tutto l’hardware presso le proprie sedi.
Le soluzioni cloud offrono un’alternativa più flessibile e scalabile. Le PA possono accedere a risorse e servizi dimensionati in funzione delle proprie necessità, fermo restando che la soluzione scelta deve essere coerente con la classificazione dei dati e dei servizi e con i requisiti previsti dal quadro ACN.
Le risorse cloud possono inoltre essere aggiornate e scalate più facilmente in funzione dell’evoluzione delle esigenze.
Passaggio da on premise a Cloud
La Migrazione al cloud, cioè il passaggio di applicazioni, dati o servizi da infrastrutture tradizionali verso ambienti cloud, comporta anche delle sfide.
Non significa semplicemente “spostare un server”, ma il passaggio richiede:
- analisi dei dati e dei servizi coinvolti;
- valutazione dell’architettura;
- pianificazione della migrazione;
- gestione della continuità operativa;
- scelta di una destinazione coerente con i requisiti normativi e di sicurezza.
La Strategia Cloud Italia individua proprio nella classificazione, nella qualificazione dei servizi e nel Polo Strategico Nazionale i tre pilastri che guidano questo percorso.
Le PA devono quindi assicurarsi che i dati siano protetti adeguatamente e che i servizi cloud utilizzati siano erogati da provider che rispettino i requisiti normativi.
Cloud qualificati per servizi Cloud PA
A questo punto diventa centrale, nella transizione al cloud, la scelta di fornitori di servizi cloud qualificati.
Storicamente, AgID ha definito e gestito il precedente percorso di qualificazione dei Cloud Service Provider e dei servizi SaaS per la PA. Dal 19 gennaio 2023, però, questa competenza è passata ad ACN.
Oggi è quindi ACN a regolare le modalità e i termini della qualificazione delle infrastrutture e dei servizi cloud destinati alla Pubblica Amministrazione. Dal 1° agosto 2024 il processo opera secondo il Regolamento unico ACN, che costituisce il riferimento per il regime ordinario di qualificazione.
Per agevolare la valutazione delle soluzioni disponibili, ACN mette a disposizione il Catalogo delle Infrastrutture digitali e dei Servizi cloud. Il catalogo permette alle amministrazioni di verificare quali servizi sono qualificati e quale livello di qualificazione è stato attribuito.
Inoltre, i fornitori di servizi cloud qualificati presenti all’interno del catalogo devono rispettare standard rigorosi. Questi fornitori devono garantire che le infrastrutture cloud siano sicure e che i dati siano gestiti in conformità con le normative vigenti. La selezione di un cloud qualificato non solo aiuta a proteggere i dati sensibili, ma contribuisce anche a garantire la qualità e l’affidabilità dei servizi offerti.
Non va quindi confuso con un semplice marketplace commerciale: è soprattutto uno strumento di consultazione e verifica all’interno del processo di scelta della soluzione cloud.
La selezione di un servizio e di un provider cloud qualificato, contribuisce quindi, a costruire un percorso di migrazione più strutturato, nel quale infrastruttura, classificazione dei dati, continuità operativa e conformità vengono valutate insieme.
Voucher Cloud & Cybersecurity: incentivi per imprese e professionisti
Ci distacchiamo un attimo dal nostro discorso sul Cloud nella pubblica amministrazione, senza lasciare però il campo della transizione digitale.
Il percorso verso infrastrutture cloud più evolute non riguarda soltanto la Pubblica Amministrazione. Per PMI e lavoratori autonomi, il MIMIT ha introdotto il Voucher Cloud & Cybersecurity, una misura che prevede un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili, per un massimo di 20.000 euro, destinato all’acquisto di nuove soluzioni o di servizi più avanzati di cloud computing e cybersecurity.
Tra le spese ammissibili rientrano anche servizi IaaS e PaaS, virtual machine, storage e backup, servizi di sicurezza, SaaS e alcune attività professionali collegate. La precompilazione delle domande partirà il 20 ottobre 2026, mentre l’invio sarà possibile dal 10 novembre 2026 al 20 gennaio 2027, secondo la procedura prevista dal MIMIT.
Per approfondire requisiti, spese ammissibili e modalità di accesso all’agevolazione, puoi leggere la guida dedicata di VivaCloud: Voucher Cloud e Cybersecurity MIMIT: come funziona e chi può richiederlo.
Conclusioni
Abbiamo visto come l’adozione del cloud nella Pubblica Amministrazione rappresenti una grande opportunità per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi pubblici, ma comporta anche nuove responsabilità e sfide.
La comprensione dei nuovi regolamenti, l’analisi dell’impatto sui cittadini, la scelta di soluzioni cloud qualificate e la corretta Migrazione cloud sono elementi determinanti per una transizione efficace e consapevole.
Le PA devono affrontare questa trasformazione con attenzione, assicurandosi che la sicurezza dei dati e la conformità alle normative siano sempre prioritarie.
Allo stesso tempo, è importante sfruttare le opportunità offerte dal cloud per modernizzare i servizi pubblici e migliorare l’esperienza dei cittadini.
Con una pianificazione adeguata e una gestione proattiva, la transizione al cloud può portare a una pubblica amministrazione più agile, innovativa e centrata sui bisogni dei cittadini.
La chiave del successo risiede nell’equilibrio tra l’adozione delle nuove tecnologie e sicure e conformi per costruire, anche grazie al cloud per la pubblica amministrazione, strutture statali capaci di rispondere alle sfide del presente e del futuro.
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